Paola Simona Tesio  ©  dicembre 2012

Nei suoi paesaggi troviamo accenni impressionisti, quell’intenso movimento pittorico che aveva saputo dare origine ad una svolta, vera e propria rivoluzione, per imporre la legittimità di un nuovo modo di osservare rivendicando il diritto di esercitare un’inedita forma d’arte. Allo stesso modo, quello che si coglie nell’intenso operato di Francesca Donadio è un impeto al Nuovo, seppur abitato da echi lontani. Nell’uso di spatola e pennello compaiono infatti anche accenni al divisionismo, ma la sua poetica è del tutto innovativa; la si potrebbe connotare come una forma di esasperazione armonica. Già dagli esercizi di stile, in cui si ritrovano personalissime riproduzioni di Monet, Manet, Pissarro, Cezanne e Van Gogh, si può percepire l’accenno intimo alla grazia che scaturisce dalla superficie della tela: il suo tratto è carezzevole, pur essendo dinamico e deciso, i colori sono intensi e spiritualmente puri e le composizioni, anche quelle più astratte, risultano essere avvincenti. C’è l’intento sociale nell’indagare il paesaggio urbano che è figlio dello spirito del suo tempo: nell’ideazione di grattacieli, anfratti, scorci, architetture (talvolta appena percepibili), non trapela mai un senso di inquietudine o di vuoto e nessun sentimento negativo pervade il sentire di chi osserva. Anzi, nella scelta di forme, segni e cromatismi, non risuona neppure quella realtà alienata, bensì vibra uno spirito vitale e forte che si eleva come un puro sentimento proteso all’apertura, alla solidarietà, alla comunione (intesa come con-divisione) verso gli altri. Anche i soggetti sacri e quelli più prettamente umani risultano intensi, e talvolta sono dominati da una ricercata rigidità che si può esperire in lavori come “Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo”, il cui mistico cammino è stato un’epifania della missione del Cristo. Il dipinto incarna il suo insegnamento di profonda saggezza non solo per i fedeli, ma per l’umanità intera, che si evince nella confessione «la mia vocazione è l’amore». Una voce che va accolta: descrive il senso dell’esistenza, delineando il principale valore umano, intendendolo in modo autentico e mai astratto. Della giovane Teresa si narra che sapesse eccellere nell’arte del dipinto pur senza aver mai avuto lezioni. Inoltre il gesto della Santa di offrire la propria vita per asciugare le lacrime del Cristo, rappresenta una assimilazione della Sua morte. É una rinuncia di sé per donare concretamente l’esistenza a coloro che stanno languendo nel mondo. Si tratta di una restituzione altamente spirituale che Francesca Donadio ha saputo trasmettere nell’opera a Lei dedicata, che è più propriamente un dono per tutti; l’amore incondizionato implica un nascondimento, un darsi senza farsi scorgere né ricevere.


Giorgio Falossi  ©  settembre 2012

Avvicinarsi al bello‏.
Contrapposizione delle forme e dei colori, sempre calibrate e di notevole contrasto cromatico. Così la pittura di Francesca Donadio abbandona la forma che sostituisce con l'essenza delle sensazioni, in un'analisi di piccole apparizioni collocate in geometria sulla tela per far scaturire un insieme visivo armonico nel segno e nel colore. L'artista viene da un periodo dedicato alle copie, esercitazioni per avvicinarsi al bello segnato dai grandi artisti della storia. Ella ama immergersi in quel mondo, in quel periodo, riuscendo a entrare non solo nello studio ma anche nell'animo del Maestro. Così anche i suoi colori prenderanno la grande luce che la porterà a concepire le sue opere originali, nuove, diverse. I ritmi dei suoi quadri si traducono in espressioni direttamente ricavate dalla sua personalità, ma anche da una memoria che va oltre la verifica e la tecnica.



Giulia Sillato  ©  febbraio 2012

Francesca Donadio è responsabile di un’attività artistica di alto profilo culturale. Pittrice abile e fortemente estrogena, dedica gli studi e la ricerca pittorica al passato, assumendolo a modello di un’ispirazione insolita e originale, che ravvisa le radici della propria espressione nella forma e nel colore di autori del Novecento di solida strutturazione cromatica come Mark Rothko. Il passato e il presente raggiungono un momento di equilibrio e di sintesi nella sua espressione pittorica, rivolta a consolidarne il concetto di simbiosi assoluta attraverso la scelta espositiva non solo di gallerie d’arte, ma anche di luoghi antichi deputati all’accoglimento delle sue esposizioni, luoghi della cultura, luoghi sicuri, teatro di veri valori, luoghi dove le performances dell’artista possono dimostrare l’esistenza di un continuum nei flussi umani, anche quando sono costellati di apparenti riscatti. Ha meritato l’attenzione di professionisti della critica d’arte e con la sua pittura contribuisce a diffondere ovunque quello spirito di necessità culturale senza cui una società è negata. È cultura applicata il concetto sottinteso all’arte di Francesca, che si esprime attraverso colori variegati, distribuiti sulla tela a pennellate regolari e composte, organizzati a partiture architettoniche impregnate di tonalità brillanti, rendendo assolutamente competitive, in tal modo, pittura e design, settore, quest’ultimo, in cui possono bene riconoscersi e identificarsi i segni cromatici dell’autore,che rappresenta l’esigenza di essere dentro l’arte in tutta la sua completezza, dal gesto artistico puro, suscettibile di interpretazioni critiche, alla progettazione di modelli decorativi, applicabili a cose della comune quotidianità, scivolando attraverso le infinite possibilità espressive: dal contemplativo all’utilitaristico. La finalità ultima è possedere l’arte, poterla utilizzare non come mero strumento di lucro, nonostante la legittimità dell’assunto professionale, ma come organismo complesso da decostruire per poi ricostruire nell’essenza della modernità, lasciando così un segno chiaro e leggibile nella storia, quella che viene scritta solamente da chi ne ha esperimentato ampia conoscenza.



Giulia Sillato  ©  febbraio 2011                     

La pittura di Francesca Donadio è una ventata di freschezza nel mondo dell’Arte Contemporanea Italiana. Pur implicitamente prevedendo una ricerca pittorica rivolta a conquistare la totale padronanza del mezzo espressivo, già in questi esempi di suggestioni mediterranee, esprime la sensibilità con cui affronta l’immagine reale, tradotta in pittura con mano abile e disinvolta. L’artista parte, e lo fa da consapevole, da principi impressionisti - notorio è il suo trasporto per la pittura di fine secolo dicannovesimo - ma lungo il suo personale percorso interpretativo e tecnico essi finiscono con l’acquisire quell’impronta “divisionistica” che, applicati nella prassi pittorica quotidiana, riescono a farci percepire maggiormente le colorazioni di un’atmosfera mediterranea. La capacità di manipolare la materia cromatica, sostenuta non solo dal pennello, ma anche dalla spatola, crea sulla tela interessanti frammentazioni, quindi riconducibili ad una visione divisonista e prova che sia che, osservando l’opera da un certa distanza, si riesca a ricomporne colori e spazialità. È una ricerca che non si ferma qui, ma continua, insistente e caparbia, sino a sfaldare i contorni del reale e a lanciarsi nel puro cromatico: è il necessario sviluppo di simili premesse.



Antonella Iozzo  ©  dicembre 2008                       
                
La realtà del colore è una rappresentazione informe dell'emozione, la sua astrazione veste di spiritualità l'invisibile per attimi figurativi sospesi nella coreografia del pensiero. Francesca Donadio, disponendo un'invisibile griglia di linee verticali ed orizzontali ne calibra l'intensità, il ritmo, la timbrica e ne riempie i vuoti con una pittura emotiva che accende le "Luci sulle Emozioni", la sua ultima personale in corso su BluarteVirtual.
Alterazioni musicali sfuggenti alla forma, con eleganza e discrezione, vestono un sogno nato dalla ragione stessa ed elaborato dall'immaginazione in perlacei filamenti d'essenza, capaci di esprimere stati d'animo dal carattere irrisolto ed indeterminato. Un panneggio soave dentro il quale contrasti e riflessi cromatici dipingono l'illusione del vissuto, l'inganno innocente, la verita' apparente.
Trame di luce solcano l'opera ed elementi geometrici compongono l'architettura dello spazio dipinto concepito, dalla Donadio, come ambiente pensante estremamente intimo, vero e naturale. Il fermento del colore e l'inquietudine creativa convivono nell'artista generando, tramite segni sensuali e fluidi, un'orchestrazione cromatica avvolgente e tentacolare quanto liricamente malinconica. Cambiamenti e accelerazioni attraversano il supporto, luogo di dialogo sonoro, e rilasciano sentimenti liquefatti in evanescenti ricordi contemporanei, sono presenze veicolanti il silenzio incorporeo del colore, quasi parole cariche di espressivita' e sature di sostanza meterica.
Nelle opere in mostra si coglie una dimensione di serenità ideale, una configurazione cromatica di fresca e luminosa fluidita', una sospensione fuori dal tempo, elaborate negli acquerelli, da una pennellata istintiva o da un'azione determinata dall'istinto messo a freno dalla mente? La luce soffusa che colpisce la tela non svela il mistero, anzi sembra estenderlo anche agli oli.
Figurazione e astrazione aprono ventagli, librano fantasie, giocano con la natura ed i paesaggi sembrano evocare forme surreali, composizioni di luce e colore, pensieri visivi, reminescenze, sensazioni, quasi passaggi lirici tra ciò che è e ciò che si vede. La realtà si allontana smaterializzandosi smaterializzandosi di una spazialità onirica, mentre gocce, elementi geometrici, arabeschi mentali e sfumature fluorescenti, sostengono la visione della Donadio imbevuta di essenza luminosa, è una danza di luce nel ritmo del colore.
“Evanescente – Paesaggio” , “Miracle – Paesaggio”, “Ventagli 2” : profonde sensazioni, mirabili impressioni, un mondo suscitato da improvvise folgorazioni di colore che si scompongono in tanti frammenti quanti sono i battiti della passione quando, energica e palpitante, emerge dallo sfondo per una fuga romantica ed approda, stemperata nel verde petrolio di “Paesaggio verde” o nei colori caldi di “Barca a vela sul Tamigi”.
Sotto la pelle dell'intimita' la realta' assume il sapore del quotidiano, la vita entra concretamente nell'opera d'arte, infatti la Donadio inserisce in alcune sue opere oggetti comunissimi come i CD, un'evoluzione creativa che così teatralizzata porta a chiedersi cos'è un oggetto e in che rapporto è con il mondo e di conseguenza con noi stessi.
“Luci sulle emozioni”, colore sulle intuizioni. L'anima si apre al rigore e alla misura, Donadio si lascia tentare dall'equilibrio e dall'estro inventivo, un pensiero sulle ali del dinamismo dove la suggestione è un graffio impercettibile nella vibrazione del colore.
Una mostra che relaziona con il cuore le prospettive della mente, perchè la lucidità di un'emozione è una riflessione dipinta in moduli fluidi e leggeri che sorprendono la vulnerabilità dell'assenza con i riverberi sonori del colore.



Anna Soricaro  ©  agosto 2008

Compiendo tratti concettuali dettati dalla rapidità del gesto Francesca Donadio spatola sul supporto diversificati toni che campeggiano su fondo bianco.
Segni movimentati, veloci,serbano il tono asettico e universale dei colori dl minimalismo, soggeti inesistentidove il gesto dai colori raffinati e sobri è inquadrato perfettamente all'interno di un gioco ben preciso.Attraverso la leggerezza e la sobrietà dell'acquerello permea il supporto di sensibilità immateriale e invoglia l'osservatore a seguire la rapidità di quei tratti. Il gesto è alla base delle sue ricerche che si completa nella scelta dei toni perfettamente calibrati e studiati sul campo bianco offrendo alla resa finale un ritmo. Ripetendo la gestualità dei toni innumerevoli volte non attua una ripetizione, al contrario: individua un linguaggio poetico convincente e leggiadro che affina continuamente. In quest'ottica la pittura della Donadio non è solo funzione dello sguardo, ma funzione di ciò che accomuna ogni uomo e che appartiene a tutti gli esseri viventi: la vita. Dietro ogni spatola di colore si nasconde un silenzioso ed elaborato meccanismo in modo da coinvolgere l'osservatore in quel gioco di salite e discese del gesto, quasi seducendolo.
L'autorevolezza della pittura dell'artista si coglie proprio nel fondo bianco che non interferisce con il resto della resa, è neutrale, mettendo in evidenza il processo lodevole della pittura in quanto tale.



Sabrina Falzone  ©  2008

I versatili sentieri pigmentali di Francesca Donadio  Per una lirica del colore.
Segni fluttuanti sul variopinto tessuto di un quadro, silenziose piogge di forme sfavillanti e plurime distese di colore naufragate verso le sponde dello sfumato: sono queste le note soavi della lirica pittorica di Francesca Donadio.
La materia si sfalda nel respiro pulsante della pennellata, ora morbida e vellutata, ora scabra e incisiva. Masse di colore si snodano nell’assetto narrativo, dialogando con le strutturazioni iconografiche, ma con un occhio sempre attento agli effetti luministici.
Nelle sue opere si palesa la lezione dei maestri del passato e si celano le influenze dell’arte contemporanea. In esse la storia dell’arte rivive un nuovo ideale di esistenza, che traduce la memoria in acme cromatico e in intime percorrenze segniche.
Liquida o materica, la pittura nostalgica di Donadio sorvola il tempo, schiudendo le ali piumate del pensiero sul cielo infinito dell’emozione.



Gianni Mazzei  © agosto 2009

Qualunque sia stato il percorso temporale attuativo delle sue opere -acquarelli, arte figurativa,arte sacra, paesaggi, riproduzioni- , per capire  funzionalmente e sapere individuare i punti cardine e il personalissimo stile nell’opera di Francesca Donadio, si deve tracciare una linea retta che,partendo dalle riproduzioni,  arriva ai paesaggi.
Nelle riproduzioni  si trovano ,in modo inconfutabile, sia l humus poetico della  pittrice, le sue linee guida, come anche già quelle significative variazioni, cromatiche  e d’impianto compositivo, che ,discostandola da una semplice imitazione  dei grandi artisti seppur fatta con  grande letizia e ariosa temperie mentale, ne individuano i tratti innovativi e le certezze diventate  proprie. Cosicché nella dama tu noti il vibrare della linea che diventa mezzo espressivo e plasticismo come in Botticelli, mentre  in Van Gogh vedi la capacità della Donadio  nello stemperare quell'esplosione di luce,colore e energia restituendo all’infelice artista tenerezza e pacatezza interiore.
Francesca Donadio predilige, in queste sue opere, la lettura degli impressionisti senza dimenticare la grande lezione degli italiani -Modigliani- o il grande miracolo rinascimentale. Questo omaggio,però, non è accademico e non si esaurisce in  opere ,linearmente belle, ma esornative,senza nerbo e anima: la Donadio rompe gli schemi riproduttivi  attraverso la sua spontanea apertura all'emozione che si estrinseca in toni morbidi e pastosi, nella seduzione del colore e nella vivacità compositiva che appare dinamica,mossa e dialogante. Si veda l’albero che svetta in un cielo concitato e mosso eppur  alleggerito nella materia o l’omaggio a Modigliani, nel nudo, d’intensa plasticità  e risalto cromatico. La Donadio anche nelle altre opere: acquarelli,arte figurativa dimostra con sicurezza la sua perizia stilistica, la sua purezza espressiva  e l’armonia di toni di luce e di colore.
Per arrivare, forte di queste conquiste, all’apice della sua arte: i paesaggi, in modo particolare alla rappresentazione di città e ambienti aperti,vissuti tra l’onirico e il surreale, con connotazioni anche metafisiche e sociologiche. Il “ la” di questo moderato cantabile che assurga alla fine a orchestrata e complessa sinfonia lo dà “Iris”, con quei fiori che svettano,guglie di luce, a mordere il cielo, e la raffigurazione di un albero immerso in una luce densa di imminente pioggia.
Poi,all’improvviso, vedi questi colori rosso-azzurro-giallo che creano palazzi che tendono,come rami che invocano linfa,verso il cielo. Ma la singolarità di questa artista calabrese è che,pur nello spazio ristretto in cui queste abitazioni insistono, non ti dà il senso della sovrapposizione, del soffocamento e alienazione della città contemporanea. Tu vedi,invece, palazzi che si rispecchiano nell’acqua e da questa liquidità di luce prendono forza e confidenza umana. O vedi ancora giochi complessi architettonici: balaustre, passaggi strettissimi sospesi nell’aria tra un’abitazione e l’altra, infinite aperture precipiti nel vuoto che non danno senso di sconforto o di vertigini esistenziali come se fossero andirivieni mentali che sradicano la ragione e la logica facendo cadere nel risucchio del non-senso: sono invece balconate mentali e reali  che colloquiano tra loro, seppur a volta con fragile filo comunicativo e precarietà di un dire spezzato e mosso.
Nella Donadio  questa capacità di rappresentare la realtà,  si  estrinseca sapientemente tra le ambiguità di una società scentrata,senza un suo ubi consistam, e la sua fede incrollabile nella comunione che si palesa  nel colore acquoreo della sua mediterraneità che sconfigge il cinismo della pura logica, dando legittimo ruolo all’emozione ,alla fantasia, alla solidarietà. E lo si ricava,tale travaglio interiore e amalgama  felice tra spinte irrazionali  e ferma volontà di  affermare la vita e la storia, nel quadro “Mediterraneo” che richiama l’oniricità e nello stesso tempo la forza dirompente del sogno e dell’arte che salva, di Dino Campana, in quelle città turrite,impenetrabili ma che un solo raggio di luce e la brezza del mare aprono alla vita e al suo sapore imperituro.



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